"ATTORNO AL BIANCO", Mostra d' Arte Figurativa
Sara Colautti
Sara Colautti
Una Mostra d’Arte visitata all’ultimo minuto
Leggo in ritardo di questa Mostra a Pordenone, ma decido di andarla a vedere lo stesso anche se sta chiudendo: mi ha colpito l’opera che la pubblicizza: mi piace.
Sono esposte le opere di quattro Artiste:
Alessandra Cimatoribus
Sara Colautti
Renata Gallio
Federica Pagnucco,
e sono delle “Artiste dell’illustrazione”.
Visita a una Mostra d’ Arte: Giocare dentro un Gioco
Mi trovo faccia a faccia con le prime opere, dietro la scrivania lunga e dritta piena di fogli e volantini, e l’impatto immediato è quello “con un Gioco”, dove la sensazione più forte è di voler andarci dentro, e mi lascio così prendere da questo che si svela come un piccolo colorato racconto fantastico.
Alessandra Cimatoribus è la prima Artista nella quale m’imbatto, e rimango affascinata da questo salto dentro la vita con gli occhi di un bambino, dove il gioco prevalente è tra il rosso acceso contrastante a tutti i toni di verde più leggeri e tenui.
In altre opere, sempre sue, il racconto fiabesco mi viene incontro e mi chiede esplicito di essere abbracciato ed è un abbraccio, scopro con sorpresa, di me col mio bimbo interiore che mi dice: “vengo anch’io!”, e non so se immergermi prima tutta nel rosso che ha dei pezzi di verde, o completamente nel verde che contiene dei pezzi di rosso…..
Cambio poi Sala espositiva e mi perdo dentro un’opera di Federica Pagnucco, quasi tutta bianca, una specie di spazio fantastico con qualche piccolo segno appena appena grigio, sempre perso nel bianco. Il messaggio che mi arriva, dritto e incisivo in mezzo a tutto questo bianco, che sembra imprimersi nella memoria e con evidenza anche nell’inconscio, è costituito da quella piccolissima figura di donna, al centro, completamente sola e tutta rossa… … … che mi ipnotizza e mi fa assurdamente esclamare: “Ho capito!"
Alessandra Cimatoribus
Alessandra Cimatoribus
L’ Arte trasmette sempre Verità???
Davanti invece alle opere di Sara Colautti mi sento all’inizio un attimo perplessa: è come entrassi in un mondo diverso, dalle connotazioni “altre”.
Poi comprendo che il suo disegno sembra non essere mai solo illustrativo perché l’illustrazione diventa non tanto una storia che viene disegnata, ma uno scorrere di Emozioni, e non importa più allora la storia o il racconto perchè è la mia emozione allo stato puro che si ritrova a giocare con l’emozione rappresentata nel dipinto.
Come nei disegni relativi al circo dove, nonostante mi sforzi e nonostante mi sembri che ad essere disegnato sia il Gioco, quello che continuo a recepire è "l'altro" che quei disegni è come cercassero disperatamente di dire, come fossero ansiosi di trasmettere un messaggio… … … … che dentro di me continua ad avere un sapore diverso, che faccio fatica a collegare ad un’immagine di “circo” … … e che fino alla fine non riesco nettamente a definire…
Mi ritrovo infine in uno degli angoli della Sala espositiva, a rimirare i colori forti e vivaci con cui una nuova storia viene raccontata… e qui mi trovo “davvero” dentro un racconto, ed è un racconto fortemente “sottolineato”…
Sto pensando che l’autrice di queste tavole, questa Artista, sembra lavorare in maniera diversa, e sembra puntare tutta sul “dettaglio”, che mi balza agli occhi e si pone dritto e forte alla mia attenzione, chiedendomi uno spazio che poi dentro di me stranamente si allarga… e va a finire che forma, esso stesso tutto da solo, un’altra Storia…..
Sara Colautti
Sara Colautti
Un altro Gioco dentro e fuori l' Arte, “intrigante”
E’ tutto questo che sto pensando… quando all’improvviso sento una voce, vicino a me, che mi dice qualcosa… … … … … e mi giro e incontro Renata Gallio, l’Artista di queste opere.
Parliamo per un momento e le dico quello che i suoi disegni mi comunicano, e lei mi dice che si, che anche per lei il dettaglio è fonte di immersione in una specie di universo sconfinato, da dove fuoriescono mille storie diverse in un solo momento…
E mi fa piacere parlare con l’Artista, molto. E anch’io mi sento Artista, mentre parlo con lei, ma non glielo dico… E il caso vuole che questa sia la Sala che ha ospitato la mia prima Mostra importante… e che proprio quest’angolo, nel quale mi sono soffermata e dove è avvenuto questo incontro, sia l’angolo dove le mie Opere erano state appese… … … … per la prima volta nella mia storia… tanti anni fa… … …
E’ alla fine con questa forte emozione di “dettaglio condiviso che ha inventato nella realtà una nuova piccola storia” che lascio questa Mostra, e mi sento giocosa, ridente… esultante dentro il mio cuore di bimbo ravvivato da questo piacevolissimo e stupendamente intrigante Gioco.
Renata Gallio
Renata Gallio
Mostra d' Arte "Attorno al bianco"
Sagittaria
Rassegna di cultura del Centro Iniziative Culturali Pordenone
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Arte, Gallerie e Galleristi
Sono con un'amica, e mentre stiamo passando il pomeriggio passeggiando per la città va a finire che entriamo in un paio di Gallerie d' Arte, con l'intento di entrare nell'abbraccio creativo e di "respirare" Arte per un po'.
Arte?
No, poco spazio e una Gallerista assolutamente soffocante
Nella prima Galleria ci troviamo di fronte ad una Personale, con esposte Opere di piccole dimensioni e dal messaggio un po' difficile, mi sembra, da recepire. Per cui mi muovo molto lentamente cercando di sintonizzarmi con l'Opera a cui di volta in volta mi trovo di fronte.
Lo spazio della Galleria è però sì lungo ma abbastanza ristretto. Troppo, per quello che mi riguarda, e ho quindi delle serie difficoltà a mettermi in sintonia.
La mia amica ormai mi conosce e sa quello che sto facendo; molto probabilmente nota il mio disagio e si tiene distante, vedo che cerca "di lasciarmi spazio". Lo apprezzo molto.
Senonchè accade che arriva di corsa la Gallerista e m'investe a tutto spiano con la sua presenza bombardandomi di domande e spazzando via così tutte le percezioni che lentamente stavano cominciando ad arrivarmi. Vuole capire chi sono, lo sento.
Mi chiede se mi piace l' Artista e io la guardo allibita cercando di non risponderle mentre penso indignata: "Come faccio a dirti se mi piace o meno se non mi lasci nemmeno il tempo di ascoltare!" E poi si mette a parlare a raffica, dell' Artista in questione, delle altre Mostre che ha fatto eccetera, eccetera, eccetera...
Oddio, fermatela! Qualcuno la fermi.
Ascoltare l' Opera
Io voglio ascoltare l' Opera. E' per questo che sono entrata.
Per fortuna entra in Galleria un'altra persona e così questa donna si allontana preparandosi a tendere l'agguato a un altro potenziale "cliente".
Aaaaaaaahhhh..., che sollievo. Finalmente posso tornare al mio Artista, al suo messaggio, alle sue Opere.
Così m'immergo nella tanto agognata operazione, cercando di spostarmi ogni volta che questa signora si riavvicina..., evitando con cura il suo sguardo..., riparandomi dietro a qualche provvidenziale colonna...
Ma sto anche scrivendo e lei nota subito che sto prendendo appunti, viene, mi chiede... e sento che vorrebbe sbirciare sul mio foglio, spiare le mie poche righe buttate giù in fretta...
Di nuovo la mia amica salva la situazione che si sta facendo per me sempre più disperata, e la coinvolge parlando di Arte in generale, di "altro"...
Ecco, alla fine ce l'ho fatta, ho avuto "il mio contatto con l' Artista". Hurrà.
E lo dai a me il Catalogo, o no??
Bene. E' tempo di uscire. Però so che c'è un Catalogo, e io lo voglio. Cerchiamo, guardando da tutte le parti..., e c'è tutto fuorchè quello. Così lo chiediamo espressamente. E ci viene detto che è finito! O, meglio, che hanno avuto tante richieste e che hanno ancora pochissime copie e che queste sono "riservate" ("a chi??" - mi chiedo). La Gallerista va poi anche a prenderne una copia (una di quelle rimaste), e ce la rifila dicendoci che la possiamo per un momento "rimirare", ma "attenzione a non rovinarla mentre la tenete in mano", e sta lì, appiccicata a noi come un rapace pronto ad afferrare la sua preda.
Sono un po'disgustata, e questo senso di forte disagio mi segue anche dopo che sono uscita e sto di nuovo camminando per i marciapiedi della città.
"Amore per l' Arte "? A qualcuno importa?
Non posso fare a meno di continuare a chiedermi in base a che cosa questa donna ha fatto la sua scelta di non darmi il Catalogo: perchè non sono stata "una cliente", perchè non ero un personaggio "abbastanza famoso", o perchè non ero una "rappresentante autorevole dei mass-media"?
Io però "amo l' Arte", mi dico, e so che per me è importante.
Sì, questo non gliel'ho detto, e credo anche di non averglielo fatto capire abbastanza, ma la mia strana sensazione è che forse non gliene sarebbe importato nulla.
L' Arte dentro un ambiente "diverso"
Anche la seconda Galleria nella quale entriamo è piccola e stretta.
Qui il Gallerista sta parlando con altre persone, ed esposta sui muri c'è una Collettiva, tutta di Artisti noti e affermati.
L' Artista parla se il Gallerista glielo permette!
A differenza di prima, ci viene lasciato spazio, nessuno ci insegue. Viene solo fatto un breve commento sulle Opere esposte e ci viene detto che, se vogliamo, possiamo proseguire la nostra visita anche nei locali adiacenti. Sono libera di girare, soffermarmi, tornare indietro quanto voglio e ascoltare nella maniera che più mi aggrada. Mi sento a mio agio: qui l’Artista mi può parlare!
Chi gestisce la Galleria lo mette in condizioni di farlo (!).
Di tutte le Opere esposte ce n’è una in particolare che mi piace, e molto: il soggetto disegnato sembra mettere in evidenza strati di buio e di luce, e guardando il quadro vengo investita da dolcezza e sì, quasi sensualità in un gioco magnifico dove il grigio diventa verde muschio e la luce si fa carezzevole e stupendamente dorata…
"Lavoro"... e non solo. Anche Arte!
Si, è vero, anche in questo caso il Gallerista fa “il suo lavoro”: noto che si è accorto che qualcosa mi piace e allora si avvicina e parliamo. Capisco che sta cercando di sapere se sono interessata all’acquisto o meno, e si sta chiedendo se diventerò una “cliente”. Però non si limita a questo, sa fare anche dell’altro. E’ vero, mi parla dell’Artista in questione, va nella stanzetta sul retro e mi porta altre Opere sue, me le espone…
Ma nel frattempo entriamo in quello che diventa un “dialogo”, di quelli abbastanza veri. E così ci scambiamo opinioni e pezzettini di vissuti: sull’Arte, sui contatti con gli Artisti, sulla loro maniera di essere o sulle particolarità di qualcuno di loro. E ci ritroviamo a chiederci che cosa effettivamente l’Arte sia.
Arte, ancora Arte, alla fine sempre Arte
Che cosa?
Davvero uno Scambio?
Una Comunicazione?
Un’Emozione, data e trovata ?
Una capacità, forte, di Elevata Trasmissione?
Non ho comperato nessun quadro, alla fine, ma esco da questa Galleria e so che sono stata in un posto per me “giusto”, dove c’era ciò che amavo: Quadri, Opere, Artisti, e gente che amava sul serio stare in mezzo a tutto questo.
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Anzil : una Mostra d' Arte di forte Spessore

"La montagna rossa", tecnica mista su tela
Arte e Terra
Arrivo alla Galleria Sagittaria dopo una giornata veramente molto pesante, tutta all'insegna della "materia", quella più dura e densa.
Mi trovo davanti alle opere di questo Artista e l'energia che pervade oggi il mio quotidiano direi che si rimette in moto in modo prepotente; è come un'onda che vibra e si ripercuote su di un'unica nota, e capisco che è inerente a questa la mia odierna lezione d'apprendimento dentro la vita.
Così mi metto in assetto e mi tuffo. Tutti i quadri sono lì di fronte a me ed è un'immersione immediata in una specie di grande mondo sommerso, ed è proprio un mondo sotterraneo, fatto di umori e di terra, tanta terra.
E' un mondo, questo di Anzil in questa Mostra d' Arte, che nel mentre mi apre le sue porte è come artigliasse il mio corpo e lo tirasse con decisione al di dentro.
Quando l' Arte ha a che fare "con la parte dura della vita"
Non mi è proprio "facile" trovarmi così tanta materia sbattuta in faccia così senza scampo: questa sorta di "parte dura della vita" mi fa restare un po' con il fiato sospeso... finchè non mi lascio lambire da qualcos'altro, che in certi quadri è ben definito mentre in altre opere è appena un accenno, quasi invisibile, ma che si dimostra alla fine sempre capace di sostenere tutto il resto dell'opera.
E' il rosso soprattutto a balzarmi agli occhi, a provocarmi... e a insinuarsi come lenta carezza fin nel fondo del cuore.
C'è sempre un qualcosa, in ogni opera e in ogni quadro, un qualcosa di intenso, che scalda, che nutre... che non ti lascia via di scampo ma che nello stesso tempo ti sostiene.
C'è un'apertura, ma non è verso altre dimensioni: sembra parta dal centro della terra e da lì si dirami e poi fuoriesca, a volte accentuata e evidente, altre volte appena sottolineata.
Arte, Alchimia e Stabilità
C' è sempre "un sostegno", dovunque: un punto fisso che regge tutto il resto. E' allora come se niente si disgregasse mai, o tutto fosse in ricomposizione continua. C'è stabilità nel caos e c'è stabilità perfino nell'insieme di grattacieli che si stagliano contro il cielo in un titolo che suona come: "Paese distrutto" . Sono perplessa, e mi soffermo a guardare quest' opera con insistenza ma, più la guardo, più la sensazione mi arriva forte: è come se nei quadri di Anzil niente mai si distruggesse sul serio. E' una sorta di alchimia, profonda e reale.
Anche in un presunto "niente" dove, se guardi, tu affondi e avanzi e avanzi e avanzi ancora e sembra tutto uguale e sta per diventare abisso ... e poi d'un tratto eccola! Eccola là: appare, netta e distinta, vera come non mai, la stabilità. Ed è a quel pezzettino di tecnica mista su tavola, tutto nero, che tu ti aggrappi, e sai che ti salva, sempre e comunque.
La stabilità.

"Neve-bianco e nero-solitudine", tecnica mista su tavola
Il tuo amore per l' Arte è capace di farti entrare dentro un' opera?
Passo nell'altra Sala e il mondo di Anzil continua a parlarmi di sè, facendomi penetrare ancora più all'interno della sua visione e ne sono ad un certo momento talmente dentro che mi sembra di guardare la Sala espositiva dall'interno dell'opera, e comprendo: riconosco improvvisamente una "struttura", un qualcosa di geometrico che è vivo, e dà vita in continuazione a qualcos'altro. Sto percependo il Dna, e so che è quello della terra.
"Natura morta", olio su tavola
Mi soffermo poi a lungo di fronte ai corpi nudi dei crocifissi e rimango stordita; ci metto un bel po', prima di decifrarne il messaggio: è difficile.
Riesco a farlo solo se mi sforzo e torno dentro la coscienza della materia, e allora ecco che mi si svelano, ed è come se quei corpi non fossero tanto corpi, ma una sorta di rantolo: un pezzo di terra dentro la terra che si trascina e prende forma al di fuori di se stessa.
L' Arte mi porta dentro i segreti della Terra
Scopro all'improvviso che è tardi, e che è ora di lasciare questa Mostra.
Rifaccio un giro, rivedo lentamente tutto e poi, davanti all'opera intitolata "Paesaggio a Pradielis", dei primi anni Cinquanta, letteralmente "mi nutro". Prendo nelle mie mani e porto alla mia bocca quello che una terra qui diventata Madre mi offre: acqua, succo, cibo. E quel quadro diventa sorgente pura, grappolo d'uva o albicocca matura.
Mentre raggiungo la macchina sento che sto portando con me un qualcosa che prima non avevo: la terra mi ha donato un pezzetto della sua anima.

"Paesaggio a Pradielis", olio su tavola
Foto tratte da: Catalogo della Mostra "Anzil gli anni Sessanta e opere inedite 1935/1990" Edizioni Concordia Sette
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"Un racconto senza fine"
Mostra d' Arte di Isabella Deganis

"Senza il filo", acrilico su tela
Presagi
Scosto la grossa porta di legno, sfuggendo all'aria gelida che soffia sulle vie di Cividale oggi e, scivolando leggera lungo il corridoio che mi porta al centro della navata di questa Chiesa dove è allestita la Mostra, vengo come inseguita da "orme", segni più o meno significanti, oserei dire... quasi dei "presagi".
Certo è che mi trovo subito in mezzo a delle "presenze".
Ed è come fossero "pezzi", "risultati", "memorie", mai degli interi.
"Il coraggio forte del Sè", questo mi vien da dire che cerco, in questa Mostra, passando di quadro in quadro. Dov'è -mi chiedo- la forza dell'esserci... l'osare che nella carne di un corpo assume di solito pienezza, e totalità...
Indiscutibilmente anche questa che vedo però è Arte.
Arte e Scenografia

"Tovagliolo", tempera su legno
Esce anche della musica, a circolare lungo il perimetro interno di questa Chiesa dove la Mostra è allestita, ci sono delle installazioni...
Stranamente continuo a cercare una pienezza, cerco un Corpo, e vengo invece investita da quella che sento come una "Scenografia", e forse è la costante che avverto più forte in tutta la Mostra. In mezzo alle bocche, sempre rosse, o alle scarpe che, anche se a tratti trovano il coraggio di trasformarsi in piedi, sembrano restare comunque solo un segno di un passaggio non solo di un qualcuno ma anche di un qualcosa, che è stato.
Che è stato?
Arte e sottile Inquietudine

"Il letto", tempera su legno
Mentre mi rimane dentro questo punto di domanda, proseguo verso le altre opere esposte. Ed ecco che mi ritrovo in un mondo stranissimo, fatto di lenzuola, drappi bianchi, atmosfere un po' evanescenti, presenze che improvvisamente si fanno assenti.
Mi pervade d'un tratto una strana sensazione, e scopro così che quest' Arte assume dentro di me lo strano e sottile fascino dell'inquietudine.
Ed è come non essere mai soli, ma nello stesso tempo non esserci veramente del tutto, ed è indifferente che si sia in compagnia di un bimbo ancora nella pancia, o della morte che arriva, o con la mente prigioniera del nero della tempera che permea lo sfondo della tela. E' sufficiente una mano sulla spalla a dirla, questa presenza, o un viso riflesso affiancato, come nelle puntasecche, dove facce e capelli sembrano immersi in un fiume oscuro dai toni forse non del tutto comprensibili, ma inarrestabili.
Nel buio della tenebra

"Evasione", tempera su legno
E se la cosa più evidente di un'opera è il disegno di un occhio, ecco che quell'occhio viene completamente immerso in un resto che lo circonda, e che in definitiva sembra comunque più forte...
Come quell'urlo, che nessuno realmente può udire perchè sembra completamente confondersi con la tenebra che lo attornia, così buia e totale, e questa veramente sì, "assordante".
O le bambole disegnate, che sembrano corpi, morti ma pur tuttavia vivi, dal passaggio non effettuato e là rimasti, a fluttuare fra le dimensioni... privi di morte e tuttavia così assenti di vita.
( "Tacchi a spillo" - "La bambola morta" - "Il grido" - "L'occhio della memoria" )
Un' Arte inconfodibilmente fatta di "Presenze"
E mentre vado di nuovo fuori, verso la porta, ancora frammenti incontro, segni... segnali... ancora "di presenze"... ed è come se un sottile velo si fosse posato anche sul mio capo, tutto di pizzo, antico... fragile... inatteso e assolutamente misterioso.
Per cui è come "un mondo" che mi porto dietro anche sulle strade gelate fuori, dove infuria ancor più il vento.

"La zia Lavinia", tempera su legno
E, leggo sul catatogo:
"...
Memorie, ricordi,
bisbiglio di voci,
resistenza del sogno.
Ho bisogno di vuoto.
..."
(Isabella Deganis "Un giorno lungo" tratto dal catalogo "Un racconto senza fine")
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Artisti a Monfalcone
Mostra d' Arte di Ferruccio Patuna

"Autoritratto", terracotta
Arte, terracotta, bronzo ...
Sono tutte sculture: soprattutto terracotte, e poi bronzi, cere, gessi ... tutta piena di materia, questa Mostra d' Arte.
La Sala è bella grande e ben illuminata; c'è abbastanza spazio intorno ad ogni opera e quindi si riesce a percepirne l'energia molto bene.
Dopo un po' che mi aggiro fra le varie statue e statuette, sento che anche in questa Mostra una vibrazione molto particolare prevale su tutte le altre, imponendosi.
Ma come, è tristezza?
La ritrovo un po' dapperttutto: nelle molte figure di donna, nei bimbi, nelle "teste", ed è una vibrazione che va accentuandosi sempre più man mano che le distanze interiori tra me e le opere si accorciano.
Me ne rendo conto con un po' di stupore ma alla fine non posso far altro che arrendermi: quello che sento è "tristezza".
E' una sorta di rassegnazione, di resa totale, forse nei confronti della vita, una come "non reazione", una rassegnazione che non sembra capace di contemplare altro da se stessa.

"Maternità", terracotta
Arte: materia che trasuda
La mamma che bacia il suo bimbo mi trasmette un saluto tragico di addio, e la tristezza s'infiltra e sembra uscire dal materiale con cui le opere sono fatte trasudando copiosamente all'esterno perfino quando le statue alzano braccia e mani verso il cielo. E se gli esseri rappresentati sono infine due e sono abbracciati, quello che me ne risulta è solo una tristezza condivisa che, per esempio nel gesso della "Maternità", sembra farsi inesorabilmente infinita.
Perfino i due lottatori sembrano rinunciare alla loro lotta e fermarsi, immobilizzando nel tempo ciò che forse più non sono capaci di fare...

"Lottatori", bronzo
E' possibile che a volte l' Arte diventi un mondo senza varianti?
E niente è molto marcato, come la gentilezza fosse addirittura troppa, e diventa come un velo che si distende leggero e sinuoso in tutte le opere della Mostra, a separare quasi l'autore e l'intimità della sua verità da uno sguardo troppo indiscreto da parte del visitatore.
Ed è come se allora questo dentro il quale per un momento mi trovo, fosse tutto un mondo, un mondo che qui si crea e che qui si chiude, e che si fosse talmente rassegnato a se stesso al punto da non conoscere altre aperture ne' varianti, e dove l'unica consolazione che si concede sembra la via religiosa dove, specialmente nelle opere in terracotta "Madonna", "Un santo" e "Angelo femminile" per la prima volta mi sembra di vedere questa tristezza assumere un senso e trasporre nella materia un filo di serenità.
Foto tratte da: Catalogo della Mostra "Artisti a Monfalcone" Ferruccio Patuna
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Mostra collettiva “La vertigine del Sacro”

Lia Del Buono "Misteriosi simboli", tecnica mista su juta
Una Mostra, tre luoghi. Ma sempre Arte.
La cosa importante, stavolta, sembra essere trovare il luogo. Anzi, “i” luoghi. Eh si, perché questa Mostra d’ Arte è stata disposta in tre luoghi diversi. Cammino veloce per le strade di Gorizia, con il mio solito senso di orientamento a livello zero e oltre, sotto una pioggia leggera e insistente. Ogni tanto apro la porta di qualche negozio, a chiedere informazioni.
Ma poi trovo, trovo tutto!
Finalmente. La mia Mostra.

Massimiliano Busan "Senza titolo", tecnica mista su tela
Arte , fulmine, Lucifer!
Salgo la prima scalinata con trepidazione, aspettando che mi accendano le luci: è ancora tutto spento.
Poi… whow! Ecco di nuovo l’impatto con l’uomo in dialogo con il resto del mondo attraverso un canale per me supremo: l’ Arte.
Mi affaccio sui primi quadri e, che dire … vengo fulminata da “Lucifer”!
Cos’ha questo quadro che mi prende così tanto, e dove sta Lucifero, quasi non lo vedo: vengo totalmente illuminata dalla luce. Arte? Questo quadro emana luce, da tutte le parti, e ne rimango affascinata. Mi soffermo un bel po’ prima di procedere oltre: penso intensamente all’uomo in dialogo dentro di sé, con sé, al profondo conflitto interiore inerente forse alla materia.
Quando l’ Arte esprime un conflitto
E’ questo conflitto, la dualità che l’uomo si porta dentro, che m’invade in questa stanza, mentre mi lascio liquefare dentro il rosso-nero del dipinto di Massimiliano Busan e scivolo poi via lungo lo stretto corridoio sentendomi elegante e sottile, anch’io levigata come la scultura in legno di cedro di Roberto Merotto, a dirmi di una dolcezza squisita, e forse un po’ segreta.

Roberto Merotto "Maternità", legno di cedro
Un Artista, la sua opera : un pezzo di vita ?
Tanti uomini, tanti Artisti, e così diversa la loro Arte …, il loro rapporto con il Sacro, a narrare col nero e coi colori questa loro vertigine …
Ed è come se ogni Artista, con la sua opera, raccontasse un pezzo della sua vita, e mi ci perdo un poco qui in mezzo: non so più se fermarmi ad ascoltare l’uomo, o limitarmi a lasciarmi assorbire dall’opera …
E’ questo che mi sembra di trovare nella seconda Sala espositiva: dei pezzi di vita, molto particolari, molto diversi: dal “Mandala triforme”, opera di Marco Bernot che mi chiude in una botte di dolore, ai “Misteriosi simboli” su juta che mi portano a piedi nudi indietro nel tempo fino al bellissimo “Scarabeo”, opera di Nika Simac che mi penetra dritto come una spada in fondo al cuore e lì deposita il suo alchemico messaggio in codice … e altro ancora … tante vite, tante maniere diverse di fare e di dire Arte.

Nika Simac "Scarabeo", legno pietra vetro
Ancora Arte : una coperta di pile
Rimango alla fine assolutamente stupefatta davanti all’opera di Gianna Marini, e non mi scollo più dal pavimento: tutto il resto sembra scomparire ed entro in una perfetta “magia”. E’ come se una soffice e morbidissima coperta di pile mi avvolgesse dalla testa ai piedi coprendo ogni centimetro del mio corpo. E’ un qualcosa di lieve e persistente nello stesso tempo, leggero, profondo e delicato: quel quadro, ne prendo lentamente consapevolezza, è un'indicibile Carezza Di Pace.

Gianna Marini "La croce nella finestra del mondo", acrilico su tela
Voglia di “Lucifer”
C’è ancora gioia e sorpresa, dentro di me, mentre raggiungo l’ultima Esposizione, l’ultimo mio odierno pezzo di Arte. Mi districo tra vie lucide e strette mentre il giorno volge all’imbrunire. Anche nell’interno di questa stanza non vi sembra essere molta luce: tutto si dipana nel semibuio che più guardo più diventa difficile da districare: fotografie in bianco e nero, una stampa che m’impressiona coi suoi toni di grigio, ancora del nero … la cosa che sento più calda, qui dentro, è la scultura di Stefano Comelli, posta proprio al centro.
Un po’ m’intristisco, così esco bruscamente e mentre raggiungo piano la macchina la mia mente torna con forza all’olio su tela, tavola e ferro di Gianluca Coren e lì in quel frammento s’immerge, riconoscendolo come frammento di verità e frammento d’Eterno.
Arte ? O “vertigine”?

Gianluca Coren "Lucifer", olio su tela tavola e ferro
Foto tratte da: Catalogo della Mostra "Vertigine del Sacro" Prologo editore
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