"Un racconto senza fine"
Mostra d' Arte di Isabella Deganis

"Senza il filo", acrilico su tela
Presagi
Scosto la grossa porta di legno, sfuggendo all'aria gelida che soffia sulle vie di Cividale oggi e, scivolando leggera lungo il corridoio che mi porta al centro della navata di questa Chiesa dove è allestita la Mostra, vengo come inseguita da "orme", segni più o meno significanti, oserei dire... quasi dei "presagi".
Certo è che mi trovo subito in mezzo a delle "presenze".
Ed è come fossero "pezzi", "risultati", "memorie", mai degli interi.
"Il coraggio forte del Sè", questo mi vien da dire che cerco, in questa Mostra, passando di quadro in quadro. Dov'è -mi chiedo- la forza dell'esserci... l'osare che nella carne di un corpo assume di solito pienezza, e totalità...
Indiscutibilmente anche questa che vedo però è Arte.
Arte e Scenografia

"Tovagliolo", tempera su legno
Esce anche della musica, a circolare lungo il perimetro interno di questa Chiesa dove la Mostra è allestita, ci sono delle installazioni...
Stranamente continuo a cercare una pienezza, cerco un Corpo, e vengo invece investita da quella che sento come una "Scenografia", e forse è la costante che avverto più forte in tutta la Mostra. In mezzo alle bocche, sempre rosse, o alle scarpe che, anche se a tratti trovano il coraggio di trasformarsi in piedi, sembrano restare comunque solo un segno di un passaggio non solo di un qualcuno ma anche di un qualcosa, che è stato.
Che è stato?
Arte e sottile Inquietudine

"Il letto", tempera su legno
Mentre mi rimane dentro questo punto di domanda, proseguo verso le altre opere esposte. Ed ecco che mi ritrovo in un mondo stranissimo, fatto di lenzuola, drappi bianchi, atmosfere un po' evanescenti, presenze che improvvisamente si fanno assenti.
Mi pervade d'un tratto una strana sensazione, e scopro così che quest' Arte assume dentro di me lo strano e sottile fascino dell'inquietudine.
Ed è come non essere mai soli, ma nello stesso tempo non esserci veramente del tutto, ed è indifferente che si sia in compagnia di un bimbo ancora nella pancia, o della morte che arriva, o con la mente prigioniera del nero della tempera che permea lo sfondo della tela. E' sufficiente una mano sulla spalla a dirla, questa presenza, o un viso riflesso affiancato, come nelle puntasecche, dove facce e capelli sembrano immersi in un fiume oscuro dai toni forse non del tutto comprensibili, ma inarrestabili.
Nel buio della tenebra

"Evasione", tempera su legno
E se la cosa più evidente di un'opera è il disegno di un occhio, ecco che quell'occhio viene completamente immerso in un resto che lo circonda, e che in definitiva sembra comunque più forte...
Come quell'urlo, che nessuno realmente può udire perchè sembra completamente confondersi con la tenebra che lo attornia, così buia e totale, e questa veramente sì, "assordante".
O le bambole disegnate, che sembrano corpi, morti ma pur tuttavia vivi, dal passaggio non effettuato e là rimasti, a fluttuare fra le dimensioni... privi di morte e tuttavia così assenti di vita.
( "Tacchi a spillo" - "La bambola morta" - "Il grido" - "L'occhio della memoria" )
Un' Arte inconfodibilmente fatta di "Presenze"
E mentre vado di nuovo fuori, verso la porta, ancora frammenti incontro, segni... segnali... ancora "di presenze"... ed è come se un sottile velo si fosse posato anche sul mio capo, tutto di pizzo, antico... fragile... inatteso e assolutamente misterioso.
Per cui è come "un mondo" che mi porto dietro anche sulle strade gelate fuori, dove infuria ancor più il vento.

"La zia Lavinia", tempera su legno
E, leggo sul catatogo:
"...
Memorie, ricordi,
bisbiglio di voci,
resistenza del sogno.
Ho bisogno di vuoto.
..."
(Isabella Deganis "Un giorno lungo" tratto dal catalogo "Un racconto senza fine")
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